Un bagno al lago o in un fiume può essere una delle alternative più piacevoli alla spiaggia nelle giornate estive, ma l’acqua dolce non è automaticamente sicura perché appare limpida. Le infezioni acqua lago fiume possono derivare dalla presenza di microrganismi provenienti da scarichi, animali, terreni contaminati o acque meteoriche, oltre che dalla proliferazione di cianobatteri. Il rischio varia molto da un luogo all’altro e dipende dalla qualità dell’acqua, dalle condizioni ambientali e dal tipo di esposizione.
L’Organizzazione mondiale della sanità considera la balneazione in acque dolci un’attività generalmente compatibile con il benessere, purché i rischi microbiologici, chimici e ambientali siano adeguatamente valutati e gestiti.
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Perché lago e fiume possono nascondere rischi per la salute
A differenza delle piscine, le acque naturali non vengono sottoposte a un trattamento continuo con disinfettanti. Fiumi, laghi, torrenti e altri specchi d’acqua possono ricevere contaminanti di origine umana o animale, soprattutto dopo piogge intense, quando il deflusso superficiale può trasportare nell’acqua materiale fecale, sostanze provenienti dai terreni agricoli e altri contaminanti.
Non è quindi sufficiente giudicare la sicurezza di un luogo dal suo aspetto. Un’acqua trasparente può contenere microrganismi non visibili a occhio nudo, mentre torbidità, cattivo odore o alterazioni del colore rappresentano segnali per cui è prudente evitare il bagno. Anche la presenza di tubazioni o scarichi nelle vicinanze dovrebbe far desistere dall’entrare in acqua.
Infezioni acqua lago fiume: quali sono le più comuni
Tra i disturbi associati al contatto con acque ricreative contaminate ci sono soprattutto gastroenteriti e diarrea, ma possono comparire anche irritazioni cutanee, disturbi agli occhi, problemi respiratori e infezioni dell’orecchio. Il CDC indica la diarrea come la manifestazione più comune delle malattie correlate alla balneazione e cita tra i possibili agenti Cryptosporidium, Giardia, Shigella, norovirus ed Escherichia coli.
Il meccanismo più semplice è anche quello che si può prevenire con maggiore facilità: ingoiare acqua contaminata. Non è necessario bere intenzionalmente: durante un tuffo, una nuotata o mentre si gioca in acqua può essere sufficiente ingerirne una piccola quantità. Giardia, per esempio, può essere trasmessa proprio attraverso l’ingestione di acqua contaminata da materiale fecale.
Il contatto diretto con l’acqua rappresenta invece una particolare attenzione quando sono presenti tagli, abrasioni o ferite aperte. Una lesione della pelle costituisce infatti una possibile porta d’ingresso per i microrganismi presenti nell’ambiente acquatico.
La leptospirosi, il rischio legato all’acqua contaminata dagli animali
Tra le infezioni da tenere presenti quando si parla di acqua dolce c’è anche la leptospirosi, una malattia batterica causata da batteri del genere Leptospira. I batteri vengono eliminati con l’urina di animali infetti, compresi roditori e altri mammiferi, e possono contaminare acqua e terreno. Il rischio aumenta in presenza di acqua stagnante o contaminata e dopo forti piogge e alluvioni.
Non significa che ogni bagno in un lago esponga automaticamente alla leptospirosi. Si tratta di una malattia relativamente poco frequente in Europa, ma l’ECDC segnala che episodi legati ad attività ricreative in acqua sono stati osservati e che la malattia è presente soprattutto nelle aree mediterranee e dell’Europa orientale.
La prudenza diventa quindi particolarmente importante dopo temporali, piogge molto abbondanti o eventi alluvionali. In queste condizioni è meglio evitare di fare il bagno in acque naturali potenzialmente contaminate.
Cianobatteri e fioriture: quando il problema non è un’infezione
Non tutti i rischi associati alle acque dolci sono dovuti a infezioni. Nei laghi possono svilupparsi fioriture di cianobatteri, organismi che in determinate condizioni producono tossine potenzialmente dannose per la salute. Il fenomeno può essere favorito da un’elevata disponibilità di nutrienti nell’acqua e dalle condizioni ambientali.
Il Ministero della Salute segnala che nelle acque interne interessate da fioriture di cianobatteri l’esposizione durante la balneazione può essere associata a dermatiti, gastroenteriti e disturbi respiratori; l’ingestione di acqua contaminata può determinare anche effetti più gravi.
La presenza di una patina superficiale, schiuma, acqua anormalmente colorata o accumuli verdastri dovrebbe quindi essere considerata un campanello d’allarme. In caso di segnalazioni ufficiali relative a una fioritura, il bagno va evitato fino a nuove indicazioni. L’OMS sottolinea infatti l’importanza del monitoraggio e della comunicazione tempestiva dei rischi legati alle fioriture di cianobatteri.
Come scegliere un luogo sicuro per fare il bagno
La precauzione più efficace non comincia quando si entra in acqua, ma prima di arrivare al lago o al fiume. È opportuno verificare se l’area è ufficialmente destinata alla balneazione, se esistono controlli sulla qualità dell’acqua e se sono stati emessi divieti o avvisi, ad esempio, dall’ARPA regionale competente.
In Italia il Ministero della Salute mette a disposizione una banca dati sulle acque di balneazione, con informazioni aggiornate sulla qualità, sui dati di monitoraggio e sugli eventuali divieti nelle aree interessate.
La cautela è ancora più importante per i fiumi e i piccoli corsi d’acqua, perché non tutti i siti frequentati spontaneamente per fare il bagno sono sottoposti allo stesso livello di monitoraggio delle aree ufficialmente individuate per la balneazione. Il Ministero della salute evidenzia, per esempio, che torrenti e ruscelli possono non essere monitorati per la qualità dell’acqua.
Anche un temporale appena passato dovrebbe far rimandare il bagno: la pioggia può trasportare contaminanti dalle aree circostanti direttamente nell’acqua.
Le precauzioni da adottare durante il bagno
Una volta verificata l’idoneità del sito, alcune semplici abitudini possono ridurre ulteriormente l’esposizione. La prima è non ingerire l’acqua, soprattutto quando si nuota o si gioca con i bambini. È inoltre consigliabile evitare il bagno se si hanno ferite aperte, oppure proteggere completamente una piccola lesione con una medicazione impermeabile, quando appropriato.
Anche l’igiene delle mani merita attenzione. Dopo aver giocato nell’acqua o sulla riva, soprattutto prima di mangiare, è bene lavare accuratamente le mani con acqua e sapone. Per i bambini, inoltre, pannolini e cambi devono essere gestiti lontano dalla zona di balneazione.
È altrettanto importante che chi soffre di diarrea non entri in acqua. Le feci possono contenere grandi quantità di microrganismi e contribuire alla contaminazione dell’ambiente acquatico, esponendo altre persone al rischio di malattia.
Cosa fare se dopo il bagno compaiono sintomi
Un disturbo gastrointestinale comparso dopo una giornata al lago non significa necessariamente che l’acqua sia stata la causa. Le gastroenteriti possono avere molte origini. Tuttavia, se dopo l’esposizione compaiono diarrea persistente, vomito, febbre, forti dolori addominali, eruzioni cutanee o altri sintomi importanti, è opportuno rivolgersi al medico e riferire l’eventuale contatto recente con acqua dolce.
Un’attenzione particolare va riservata alla leptospirosi. I sintomi iniziali possono essere poco specifici e comprendere febbre, mal di testa, brividi, dolori muscolari e vomito; nei casi più gravi la malattia può provocare complicanze a carico di diversi organi. L’incubazione può variare da pochi giorni fino a circa un mese.
Il collegamento con un bagno in acque dolci diventa particolarmente importante da riferire al medico se l’esposizione è avvenuta dopo piogge intense o in presenza di acqua potenzialmente contaminata da animali.
