Un dolore localizzato sul lato del polso, proprio dalla parte del pollice, può sembrare inizialmente un fastidio passeggero legato a una giornata trascorsa al computer o con lo smartphone in mano. Quando però il disturbo si ripete, aumenta durante alcuni movimenti o rende difficili gesti comuni come aprire un barattolo, sollevare una borsa o prendere in braccio un bambino, può esserci qualcosa di più preciso. La tenosinovite di De Quervain interessa infatti due tendini coinvolti nei movimenti del pollice e può diventare particolarmente fastidiosa quando la mano viene sottoposta a gesti ripetitivi. Conoscere la tenosinovite De Quervain sintomi più caratteristici permette di riconoscere il problema senza confonderlo con un generico dolore al polso.
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Che cos’è la tenosinovite di De Quervain
La tenosinovite di De Quervain è una condizione che interessa il primo compartimento dorsale del polso, una sorta di piccolo passaggio attraverso il quale scorrono due tendini: l’abduttore lungo del pollice e l’estensore breve del pollice. Queste strutture permettono al pollice di allontanarsi dalla mano e di estendersi.
Quando i tendini e il tessuto che li circonda si ispessiscono o si irritano, lo scorrimento all’interno del loro spazio diventa più difficoltoso. Il risultato è un dolore che tende a concentrarsi sul lato del polso rivolto verso il pollice e che può irradiarsi anche lungo una parte dell’avambraccio. La letteratura scientifica sottolinea che alla base della malattia possono concorrere fattori meccanici, anatomici e degenerativi, mentre il ruolo dell’infiammazione è ancora oggetto di discussione.
La condizione non riguarda esclusivamente chi utilizza molto lo smartphone. Può comparire in persone che svolgono lavori manuali, praticano determinati sport o compiono frequentemente movimenti di presa, torsione e pinzamento. È stata inoltre osservata con maggiore frequenza in alcune fasi della vita, compreso il periodo successivo alla gravidanza.
Tenosinovite De Quervain sintomi: come riconoscere il dolore
Nella tenosinovite De Quervain sintomi frequenti sono il dolore sul lato del polso e vicino alla base del pollice. Può comparire progressivamente oppure manifestarsi in modo più improvviso e tende ad accentuarsi quando il pollice viene utilizzato, soprattutto durante una presa energica, una torsione del polso o il sollevamento di un oggetto.
Un altro segnale possibile è il gonfiore nella zona interessata. In alcuni casi si può avvertire anche una sensazione di scatto o di attrito durante il movimento del pollice. Quando il disturbo è più intenso, muovere il pollice o il polso può diventare doloroso e alcune attività quotidiane vengono progressivamente evitate.
Il punto in cui compare il dolore è particolarmente utile per distinguere la tenosinovite di De Quervain da altre cause di dolore alla mano. Non tutti i fastidi al polso, infatti, hanno la stessa origine: possono essere coinvolte articolazioni, nervi, altri tendini oppure conseguenze di traumi. Per questo l’autodiagnosi basata esclusivamente sui sintomi non è sufficiente.
Smartphone e tastiera possono peggiorare il problema?
Il collegamento tra smartphone, tastiera e dolore al polso va interpretato con una certa cautela. Utilizzare a lungo il telefono, digitare ripetutamente o mantenere la mano in determinate posizioni può aumentare il carico sui tendini, soprattutto quando questi movimenti si sommano ad altre attività manuali. Tuttavia, non significa che usare lo smartphone provochi necessariamente la tenosinovite di De Quervain.
Il problema è soprattutto la ripetizione del movimento. Scorrere lo schermo con il pollice per molto tempo, impugnare il telefono in una posizione poco naturale o effettuare continuamente movimenti di presa può contribuire a mantenere sotto stress le strutture già irritate. Lo stesso principio vale per alcune attività lavorative che richiedono movimenti frequenti della mano e del polso.
La tastiera, invece, coinvolge movimenti diversi rispetto all’utilizzo del pollice sullo smartphone. Una postazione ergonomicamente scorretta, un polso mantenuto a lungo in una posizione scomoda o un’attività molto prolungata possono comunque contribuire al sovraccarico della mano. Il dato più importante è quindi osservare quali movimenti fanno aumentare il dolore, anziché attribuire automaticamente il disturbo a un singolo dispositivo.
Come viene diagnosticata
La diagnosi è principalmente clinica. Il medico raccoglie informazioni sull’insorgenza del dolore, sulle attività svolte e sugli eventuali traumi, quindi esamina il polso e verifica la presenza di dolore o gonfiore lungo il percorso dei tendini interessati.
Durante la visita possono essere utilizzate manovre specifiche, tra cui il test di Finkelstein o quello di Eichhoff. La letteratura, tuttavia, ha evidenziato alcune limitazioni di questi test, in particolare per la loro specificità. Per questo il risultato della singola manovra non dovrebbe essere considerato isolatamente, ma interpretato insieme ai sintomi e all’esame obiettivo.
In genere non servono automaticamente radiografie o altri esami strumentali. L’ecografia può però essere utile in situazioni selezionate, soprattutto quando occorre valutare l’anatomia dei tendini, individuare eventuali varianti del primo compartimento o chiarire una diagnosi non evidente. Questa possibilità è particolarmente interessante anche quando si deve programmare un trattamento invasivo.
Cosa fare quando il polso fa male
Il primo intervento consiste generalmente nel ridurre o modificare le attività che provocano dolore, senza immobilizzare autonomamente la mano per periodi prolungati. L’obiettivo è diminuire il carico sui tendini e permettere alle strutture irritate di recuperare.
In alcuni casi può essere indicato un tutore che mantenga il polso in posizione neutra e limiti anche i movimenti del pollice. Il medico può inoltre valutare l’impiego di farmaci antinfiammatori non steroidei, per via orale o locale, tenendo conto delle condizioni di salute e delle eventuali controindicazioni individuali.
Anche la fisioterapia può entrare nel percorso di recupero, con interventi scelti in funzione della situazione specifica. Non esiste infatti una soluzione identica per tutti: la scelta dipende dalla durata dei sintomi, dalla loro intensità, dalle attività che li provocano e dalla risposta alle prime misure conservative.
Quando si ricorre all’infiltrazione o alla chirurgia
Se il disturbo non migliora con le misure conservative, il medico può prendere in considerazione un’infiltrazione locale di corticosteroide. Le evidenze disponibili indicano che l’infiltrazione può ridurre dolore e limitazione funzionale, mentre una revisione sistematica con meta-analisi ha rilevato risultati particolarmente favorevoli quando l’iniezione viene associata all’immobilizzazione con un tutore per pollice e polso. Lo stesso lavoro ha osservato una maggiore riduzione del dolore con infiltrazioni guidate dall’ecografia rispetto a quelle eseguite senza guida ecografica.
La chirurgia viene generalmente presa in considerazione quando i sintomi persistono nonostante il trattamento non chirurgico o quando la situazione clinica lo rende opportuno. L’intervento consiste nel liberare la guaina dei tendini, creando più spazio per consentirne lo scorrimento. La decisione deve essere presa da uno specialista dopo aver valutato diagnosi, gravità dei sintomi, anatomia individuale e risposta alle terapie precedenti.
