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Farmaceutica, Gedeon Richter sostiene empowerment femminile nell”Età di mezzo’

Farmaceutica, Gedeon Richter sostiene empowerment femminile nell”Età di mezzo’

Roma, 22 mar. (Adnkronos Salute) – “L’età di mezzo è un periodo ricco di cambiamenti per i più giovani: educarli all’autoconsapevolezza e al rispetto reciproco e supportarli nel maturare un pensiero critico nei confronti degli stereotipi, che sono alla base delle discriminazioni di genere, significa fare un passo avanti sulla strada di un futuro più equo e inclusivo per tutti”. Così Maria Giovanna Labbate, Amministratore delegato di Gedeon Richter Italia, ha aperto l’evento promosso a Milano dalla farmaceutica e dal titolo “L’Età di mezzo – Infanzia e preadolescenza, un terreno fertile per coltivare l’empowerment femminile”, volto a individuare gli strumenti più efficaci per parlare con i ragazzi e le ragazze di tematiche fondamentali della preadolescenza come l’educazione alla sessualità e all’affettività e aiutarli ad abbattere pregiudizi di genere per diventare adulti più inclusivi.

“Come azienda farmaceutica da sempre al fianco delle donne – continua Labbate – abbiamo a cuore l’empowerment femminile e la culture&education che sono i due pilastri su cui si fonda ‘GRITness4ALL’, il nostro programma di responsabilità sociale. Noi ci occupiamo della salute e la salute passa anche attraverso una maggiore conoscenza e consapevolezza della sfera sessuale e riproduttiva, fin dalla più giovane età”. In apertura dell’evento è stato presentato l’albo illustrato ‘L’Età di mezzo’, nato dalla collaborazione con la Fondazione ‘BET SHE CAN’ , la casa editrice Carthusia e con il contributo di Gedeon Richter Italia: uno strumento tangibile per dialogare con i ragazzi e le ragazze. Il tema dell’educazione sessuale nelle scuole – riporta una nota aziendale – è di stretta attualità, viste anche le più recenti raccomandazioni dell’Unesco verso l’adozione di un approccio olistico. La stessa Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha pubblicato un resoconto sugli impatti positivi dell’educazione sessuale rispetto all’incidenza di gravidanze indesiderate, di malattie trasmesse sessualmente, di episodi di abusi sessuali e di discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.

Le esperte presenti all’incontro, Vincenzina Bruni, ordinaria di ostetricia e ginecologia e presidente onorario di Sigia (Società italiana di ginecologia della infanzia e dell’adolescenza) e Metella Dei, medico specialista in ginecologia e ostetricia e in endocrinologia, hanno ricordato come, fino a pochi anni fa, la ginecologia dell’infanzia e dell’adolescenza fossero una terra di confine, nonostante i problemi ginecologici possano cominciare già in giovanissima età. Specialisti ginecologi e pediatri devono unire le competenze per accompagnare lo sviluppo e la consapevolezza di queste piccole pazienti che, diventando grandi, inizieranno ad affrontare problematiche legate al proprio apparato genitale, alla fertilità, alle mestruazioni. I cambiamenti in adolescenza non riguardano solo il proprio corpo: alla trasformazione del proprio aspetto si aggiunge in parallelo un nuovo modo di vedere il mondo, cambia lo sguardo degli altri e si aggiungono nuove dinamiche relazionali ed emotive. La sfida principale per i genitori e gli educatori che li accompagnano nella crescita è quella dell’ascolto.

Presenti all’evento, oltre a Samanta Picciaiola, presidente dell’Associazione Orlando e promotrice di Tabooteca – progetto pensato per supportare percorsi di educazione sessuale svolti da insegnanti, operatori sanitari e consultori attraverso il prestito di giochi da tavolo e strumenti didattici – anche Irene Facheris, formatrice, creator e presidente di Bossy, associazione no profit che si occupa di divulgazione su temi quali stereotipi di genere, sessismo, femminismo e diritti Lgbtq+. La collaborazione tra educatori e famiglia è fondamentale – ricorda la nota – bisogna superare una visione dei bambini ‘adultocentrica’ e formare adeguatamente gli insegnanti affinché non siano vittime essi stessi degli stereotipi. L’interesse da parte dei più giovani non scaturisce solo dal tipo di tema trattato, ma anche dall’approccio: anche i bambini vanno considerati e trattati come piccole persone in grado di comprendere i contenuti proposti. In questo modo sono più propensi all’ascolto e alla rimozione di eventuali stereotipi già radicati.

Il Progetto ‘Studio nazionale fertilità’, promosso dal ministero della Salute nel 2018, conferma come la maggior parte dei ragazzi e degli studenti universitari cerca le informazioni in ambito sessuale e riproduttivo su internet (solo 1 su 4 in famiglia), ma quasi tutti (94%) ritengono che la scuola dovrebbe garantire l’informazione su sessualità e riproduzione. Nella maggior parte degli Stati membri dell’Unione europea questa materia è già obbligatoria (in Germania dal 1968, in Danimarca, Finlandia e Austria dal 1970, in Francia dal 1998) mentre in Italia rimane ancora un tema oggetto di discussione.

Sul tema della sicurezza digitale e del ruolo della scuola si è espressa Elena Lattuada, delegata del Sindaco del Comune di Milano per le Pari opportunità, che ha presentato alcuni progetti del Comune, tra cui la ‘Primavera delle Pari Opportunità’, che vuole coinvolgere donne che, per professionalità e mestiere, possono portare a scuola testimonianze capaci di ispirare bambine e bambini. L’idea è valorizzare anche le attività lavorative meno note, spesso associate al mondo maschile, per far conoscere alle nuove generazioni, fin dai primi anni, nuove competenze con pari opportunità.