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Farmaci, -3,3% uso antibiotici in Italia ma consumi ancora sopra media Ue

Farmaci, -3,3% uso antibiotici in Italia ma consumi ancora sopra media Ue

Milano, 3 apr. (Adnkronos Salute) – Continua a calare nel 2021 l’uso degli antibiotici in Italia: rispetto al 2020 è sceso del 3,3%, sebbene i consumi si mantengano ancora superiori a quelli di molti Paesi europei. E’ il trend descritto dall’ultimo rapporto a cura dell’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (Osmed) dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa, pubblicato sul portale dell’ente regolatorio nazionale. Nel confronto europeo, si legge in una nota, emerge anche che in Italia c’è un maggior ricorso ad antibiotici ad ampio spettro, che hanno un impatto più elevato sullo sviluppo delle resistenze antibiotiche, e sono pertanto considerati di seconda linea, con un trend in peggioramento negli ultimi due anni.

Nel complesso, circa 3 cittadini su 10 nel 2021 hanno ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici, con una prevalenza che aumenta all’avanzare dell’età, raggiungendo il 50% negli over 85. Nella popolazione pediatrica i maggiori consumi si concentrano nella fascia compresa tra 2 e 5 anni d’età, in cui circa 4 bambini su 10 hanno ricevuto nell’anno almeno una prescrizione di antibiotici. Nel 2021 il consumo complessivo, pubblico e privato, di antibiotici in Italia è stato pari a 17,1 dosi Ddd (dose definita giornaliera) per mille abitanti. Il report evidenzia “un’ampia variabilità regionale nei consumi” e segnala “significativi margini di miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva soprattutto nelle Regioni del Sud”.

In ambito territoriale il consumo medio di antibiotici nei Paesi Ue/See è stato di 15,01 Ddd/1000 abitanti die, stabile (+0,4%) rispetto al 2020. Il valore più basso del consumo di antibiotici a livello territoriale è stato osservato per l’Austria (7,21 Ddd), mentre quello più elevato per la Romania (24,28 Ddd). L’Italia si pone al di sopra della media Ue/See (al decimo posto) con un consumo pari a 15,99 Ddd/1000 abitanti die in lieve contrazione (-3,1%) rispetto al 2020, si legge nel rapporto.

Nel settore ospedaliero il consumo medio di antibiotici per uso sistemico nei Paesi Ue/See è stato di 1,53 Ddd per 1000 abitanti die, in leggera riduzione (-2,5%) rispetto al 2020. L’Italia su questo fronte si colloca all’undicesimo posto con un consumo in linea con la media Ue e in netta riduzione rispetto all’anno precedente (-20%).

Tornando al panorama nazionale, le penicilline in associazione agli inibitori delle beta-lattamasi si confermano la classe a maggior consumo (36% dei consumi totali), seguita dai macrolidi e dai fluorochinoloni. Il report fotografa nel dettaglio l’ampia variabilità regionale nei consumi a carico del Ssn, che risultano maggiori al Sud rispetto al Nord e al Centro. Nelle regioni del Nord si registrano inoltre le riduzioni maggiori (-6,1%), mentre al Sud sono più contenute (-2,2%). Sempre nelle regioni del Sud, si riscontra una predilezione per l’utilizzo di antibiotici di seconda scelta.

L’Italia è anche uno dei Paesi con la minor quota di consumo degli antibiotici del gruppo ‘Access’ (47%), considerati antibiotici di prima scelta, che secondo l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) dovrebbero costituire almeno il 60% dei consumi totali. In ambito ospedaliero si osserva in particolare un incremento del ricorso all’utilizzo di antibiotici indicati per la terapia di infezioni causate da microrganismi multi-resistenti. Sia i consumi in regime di assistenza convenzionata sia gli acquisti da parte delle strutture sanitarie pubbliche sono aumentati nel primo semestre 2022 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.