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Salute: entro 2050 metà popolazione allergica, colpa anche di cambiamenti clima

Salute: entro 2050 metà popolazione allergica, colpa anche di cambiamenti clima

Roma, 23 mar. (Adnkronos Salute) – “Entro la metà di questo secolo, oltre il 50% della popolazione sarà allergica e non si profilano miglioramenti nello scenario futuro”. E gli italiani Attualmente, sono 100 milioni i cittadini europei che soffrono di rinite allergica e 70 milioni di asma. “Due malattie spesso associate, tanto che possiamo affermare che oltre il 90% degli asmatici ha anche la rinite e metà delle persone che hanno la rinite hanno l’asma in diverse gravità”. Così Lorenzo Cecchi, presidente Associazione allergologi e immunologi territoriali e ospedalieri (Aaiito) nel suo intervento all’evento ‘Allergie respiratorie e clima: cosa sta cambiando e cosa sapere’, incontro promosso oggi da Assosalute, Associazione nazionale farmaci di automedicazione, parte di Federchimica.

Poiché le allergie respiratorie sono provocate da allergeni che entrano in contatto con l’organismo attraverso l’aria respirata, la correlazione tra inquinamento atmosferico/smog – è emerso dall’incontro – e aumento delle patologie allergiche è immediata. “Ciò – prosegue l’esperto – è dovuto alla sinergia dannosa tra inquinanti, pollini e allergeni. Gli inquinanti, da un lato, danneggiano la mucosa e facilitano la maggiore penetrazione dei pollini e, dall’altro, aumentano l’allergenicità degli stessi”. A questo si aggiungono gli effetti dei cambiamenti climatici, in particolare l’aumento della temperatura, che influisce, anticipando le stagioni di fioritura delle piante, come betulla e cipresso, e prolungando, ad esempio, quella delle graminacee e della parietaria.

“L’inquinamento – rimarca – contribuisce al danneggiamento della cosiddetta ‘barriera epiteliale’, un muro fatto di mattoni dove al di sotto si trova il sistema immunitario, come se fosse uno scudo che filtra ciò che arriva dall’esterno, limitando il numero di sostanze che entrano in contatto col sistema immunitario. Le sostanze che l’uomo ha introdotto nell’ambiente negli ultimi 60-70 anni, circa 350mila, provocano la sconnessione di questi mattoni e la conseguente penetrazione di allergeni, sostanze inquinanti, irritanti e microorganismi, inclusi i batteri. Alcuni di questi ultimi abitano sopra la barriera epiteliale e contribuiscono all’equilibrio con il sistema immunitario. Il danneggiamento della barriera epiteliale provoca e alimenta l’infiammazione, che è la fonte di malattie allergiche ma anche di altre malattie croniche”.

Per evitare questa “sconnessione” del muro e queste eccessive infiltrazioni, “è necessario – ribadisce Cecchi – impegnarsi per ridurre le sostanze che generano inquinamento outdoor e indoor”. Nonostante sia indiscutibile la predisposizione genetica alle allergie respiratorie, “anche a causa dell’ambiente circostante si può diventare allergici. A corroborare questa tesi, “la cosiddetta ipotesi igienica, secondo cui le persone in contatto con gli agenti patogeni hanno meno probabilità di essere allergici, come ampiamente studiato nei bambini che nascono in contesti rurali rispetto ai loro coetanei che vivono in città. In pratica, nell’ambiente rurale si mantiene maggiormente l’equilibrio tra batteri dell’ambiente e il nostro sistema immunitario, equilibrio che si è realizzato in milioni di anni di convivenza. Questo spiega perché nel mondo occidentale ci sono più malattie allergiche rispetto ad altri Paesi meno sviluppati”

I più esposti alle allergie respiratorie sono i bambini. “Oltre 1 bambino su 3 presenta almeno un episodio di respiro affannoso acuto prima dei 3 anni di età – ricorda Cecchi – e, spesso, nella forma di respiro sibilante o wheezing: questo perché vengono esposti a stimoli ambientali che rappresentano i fattori di rischio per l’insorgenza di malattie allergiche nella fase di sviluppo del loro sistema immunitario”.

Fondamentale, anche per gli adulti, la prevenzione attraverso l’adozione di uno stile di vita sano, “ricco di antiossidanti, e attraverso l’informazione, rimanendo aggiornati sui sistemi di previsione e quelli di monitoraggio ambientale, sia per i pollini che per gli inquinanti, su siti ufficiali”. Per chi pratica sport “anche se le cure ormai permettono di svolgere qualsiasi tipo di attività fisica, vi sono alcuni tipi di sport che richiedono maggiore attenzione, come il ciclismo, che espone lo sportivo ad alte concentrazioni di pollini” conclude.