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Schillaci, ‘nel 2050 un terzo italiani sarà over 65, adeguare sistema’

Schillaci, ‘nel 2050 un terzo italiani sarà over 65, adeguare sistema’

Milano, 2 mar. (Adnkronos Salute) – “E’ evidente l’urgenza di misure straordinarie per adeguare il sistema di welfare e di assistenza socio-sanitaria ai nuovi bisogni sanitari e sociali” di un’Italia che invecchia. Lo ha evidenziato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo a Roma al seminario ‘La transizione assistenziale tra rete ospedaliera e servizi territoriali’, organizzato dalla Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere). “Con i suoi 13,8 milioni di ultra 65enni, l’Italia è tra gli Stati europei con maggiore longevità”, ha ricordato. E “se si proietta nel futuro questo trend di crescita – ha aggiunto – si prospetta un ulteriore invecchiamento della popolazione: le stime dicono che nel 2050 una persona su tre avrà più di 65 anni e la quota degli over 75 sulla popolazione totale, attualmente pari al 22,4%, nei prossimi 20 anni arriverà al 29%, mentre gli over 85 saranno il 5%”.

“Ma con l’allungamento della vita si registra anche un crescente numero di anziani affetto da patologie croniche o che versa in condizioni invalidanti”, ha osservato il ministro. “Se consideriamo che almeno un anziano su due ha almeno una malattia cronica o delle comorbilità, e che la perdita di autonomia colpisce maggiormente gli anziani con reddito più basso – ha rimarcato – è chiaro quanto i bisogni assistenziali legati alla terza età siano destinati a crescere e a diventare un tema ancora più centrale nei prossimi anni”.

“La necessità di rispondere a bisogni inevasi attraverso l’implementazione della rete assistenziale – ha proseguito Schillaci – è già pressante in Italia che conta 6,9 milioni di over 75, di cui 2,7 milioni con gravi difficoltà motorie, comorbilità e un’autosufficienza gravemente compromessa. Tra questi, sappiamo che circa 1 milione vive solo o con familiari anch’essi anziani e con un livello di aiuto ritenuto insufficiente. In 100mila, infine, non hanno neanche risorse economiche per accedere a un’assistenza a pagamento”.